4 Domande a... Erri De Luca

4 months ago

Il punto di vista di Erri De Luca, riferimento della letteratura italiana e da sempre in prima linea nel suo impegno verso l’ambiente e la sostenibilità.


Secondo lei, l’emergenza Coronavirus sta cambiando il nostro rapporto con l’ambiente? Dopo aver constatato come la natura in certi casi tragga giovamento dall’assenza di intervento dell’uomo, ne avremo maggior rispetto?

I segni di rianimazione dell’ambiente, dai cieli in giù, misurano la pressione o l’oppressione dell’attività umana e basta una pausa relativamente breve per meravigliarsi del respiro di sollievo della terra. Ma il costo umano è altissimo, non solo in termini di decessi da epidemia, ma per le conseguenze micidiali sugli strati poveri della popolazione del mondo. È una combinazione a tenaglia di caduta sotto il minimo del potere di acquisto e di carestia. Il rispetto per l’ambiente sarà un lusso, appena possibile ci daremo dentro più intensamente di prima.

Pensa che davvero la società si muoverà verso uno sviluppo più sostenibile, una volta che saremo usciti dal vortice dell’emergenza sanitaria?

Credo che la sanità pubblica sarà potenziata, che nessun governo potrà proseguire l’andazzo precedente dei tagli alla spesa per la salute dei cittadini. Lo sviluppo sostenibile che immagino, deve avere la forza spirituale di una conversione, avviare una economia del risanamento e della riparazione, oltre alla sostituzione totale delle fonti energetiche attuali con le rinnovabili. Per ora ci sono e continueranno a crescere imprese pulite, a partire dal settore alimentare.

Quali insegnamenti dovremmo trarre e mettere in pratica?

La vita dei cittadini in questi mesi è diventata più importante del PIL, del debito pubblico e delle manovre finanziarie. Il potere è passato dagli economisti ai medici. È uno stato di eccezione, ma la precedenza della vita, della sua tutela, resterà un’esperienza di guida, di esempio. Inoltre, resterà la coscienza di una condivisione capillare, di un comportamento collettivo consapevole e solidale.

Too Good To Go vuole combattere lo spreco alimentare, con tutte le conseguenze ambientali ed economiche che ne derivano, e che sta diventando un problema sempre più rilevante. Secondo lei perché è importante informarsi e cercare di contrastarlo?

Lo spreco è un modello contemporaneo di sviluppo, non un comportamento sbadato o spendaccione. Per esempio, da noi ci sono centinaia di grandi opere pubbliche non completate, il cui ritardo ha continuato a comportare aggravi di spesa a fondo perduto. Inoltre, altre centinaia di queste opere sono state ultimate e non entrate in funzione. Sbadataggine? Superficialità? Nient’affatto, sono denari pubblici che hanno fatto girare l’economia e sono a buon diritto voci attive del PIL. Sullo spreco si basa la ricerca affannosa della crescita. Si basa sui consumi e chi acquista una merce viene chiamato consumatore, la più triste definizione di chi va a fare un acquisto.
Questa epidemia, che trascina con sé l’ansia di accaparrare scorte, farà aumentare lo spreco alimentare. Il vostro impegno oggi è missionario e profetico, anche in questo settore si tratta di indurre alla conversione, liberando le persone dalla categoria merceologica in cui il mercato vuol tenerle rinchiuse.


Francesco Ciavaglioli
Content Specialist

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