L'Italia non spreca!

La legge Gadda 2016 ha segnato un grande traguardo nella lotta allo spreco alimentare nel nostro Paese. Qui la riassumiamo nei suoi 5 punti più innovativi.

Di Francesca Mastrovito

Sin dal sapere antico della cucina povera e dalla cultura del quinto quarto, passando per la grande opportunità come l’aver ospitato un’esposizione universale dedicata, è innegabile che la consapevolezza sui temi legati allo spreco tanto quanto al recupero alimentare sia insita nella cultura del cibo degli italiani. Negli ultimi anni è aumentata a ritmo costante, manifestandosi nelle più svariate forme: dalla fondazione di ONLUS a ricettari, da campagne di sensibilizzazione all’istituzione di corsi scolastici, il risultato di maggior successo è arrivato nel 2016, con l’istituzione di una legge contro lo spreco alimentare che ha reso l’Italia un paese all’avanguardia in Europa e nel mondo.

La legge 166/2016, meglio nota come Legge Gadda (dal nome della parlamentare che ha promosso la causa, Maria Chiara Gadda), è stata infatti una delle prime dimostrazioni concrete a livello governamentale che ha permesso a cittadini tanto quanto a enti pubblici, privati e no-profit di prendere una posizione netta sulla questione, fornendo indicazioni e strumenti utili a combattere lo spreco alimentare.

Facciamo il punto sulle principali innovazioni introdotte dalla legge che, a quasi tre anni dall’entrata in vigore, sta ponendo le basi di un circolo virtuoso che coinvolge il sistema sociale italiano e l’intera filiera agro-alimentare.

La legge Gadda definisce con chiarezza la distinzione tra eccedenza e spreco alimentare, indicando con il primo termine tutto ciò che può essere recuperato nei limiti di igiene e sicurezza, e con il secondo il rifiuto vero e proprio, impossibile da recuperare per il consumo umano o animale. In questo modo, moltissimi prodotti altrimenti destinati alla discarica sono riconsiderati come perfettamente commestibili, adatti a essere consumati. In generale, viene chiarito l’intero insieme di terminologie, inclusi il termine minimo di conservazione e la data di scadenza.

La legge si fonda sul principio di sussidiarietà, agevolando la redistribuzione di eccedenze alimentari e la donazione delle stesse destinate a soggetti in condizioni di vulnerabilità sociale, economica e alimentare. E questo, in due modi: semplificando il sistema burocratico e incentivando con agevolazioni economiche le imprese virtuose. A differenza della legge antispreco in vigore in Francia, che si basa sull’obbligo di donazione con relative sanzioni economiche per i recidivi, la legge italiana premia chi dona con uno sconto sulla tassa dei rifiuti proporzionale alla quantità di cibo donato.

Non solo cibo: la legge Gadda prevede incentivi per la donazione di altri prodotti come farmaci, ma anche integratori alimentari, cancelleria, cartoleria e prodotti per l’igiene e la cura della persona e della casa.

La legge punta a coinvolgere tutti gli attori del sistema alimentare: le agevolazioni infatti non sono rivolte solo alla grande distribuzione (ancora come nel caso della Francia), ma coinvolgono punti vendita di varie dimensioni, piccoli esercizi commerciali e la ristorazione organizzata e collettiva. Anche le autorità possono contribuire alla lotta contro lo spreco alimentare donando i beni confiscati a organizzazioni no-profit.

Si alla doggy bag! La legge indica come valido alleato nella lotta anti-spreco il sacchetto degli avanzi; ne incoraggia la cultura ancor prima della diffusione tra i ristoratori tanto quanto i consumatori. 

Nora Di Cesare
Team Marketing

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