Anti-waste alla moda

Agrumi, ananas e latte diventano indossabili grazie a idee innovative dal mondo del tessile.

Di Francesca Mastrovito

Una delle azioni che più hanno contribuito a spezzare la rigidità dell’economia lineare e favorire così il passaggio all’economia circolare è il riciclo. Da piccoli gesti come la divisione dei rifiuti casalinghi fino a più grandi operazioni che coinvolgono i governi verso un pianeta più pulito e sostenibile, abbiamo assistito all’instillarsi di una cultura che riconosce il potenziale di scarti e sprechi anche a un passo dal cestino. A esprimere questo potenziale in valore economico ci hanno pensato aziende e start-up che, grazie allo sviluppo di tecnologie ad hoc e a un grande investimento nella ricerca, hanno scommesso su idee innovative in grado di provocare una piccola rivoluzione in ogni settore.

Un esempio? La moda.

La tendenza diffusa della produzione di capi monouso ed economici (la cosiddetta fast fashion) si traduce in un problema di spreco a cifre davvero preoccupanti, sufficienti comunque a far impallidire anche i numeri dello spreco in campo alimentare. Basti pensare che lo spreco annuale di tessuti nei soli Stati Uniti ammonta a 6 miliardi di chili, che equivale a più di 200 t-shirt per ogni cittadino americano. Tra le molteplici soluzioni proposte sul mercato, in un mare di fibre sostenibili e tessuti eco-friendly che colorano sempre più di verde le vetrine, c’è chi è riuscito ad ampliare lo sguardo anche oltre lo stesso settore della moda e individuare altre fonti di spreco, potenziali risorse, da inserire in un nuovo circolo virtuoso produttivo.

(Credits: Orange Fiber)

Molti progetti imprenditoriali sono arrivati ad attaccare anche (e non a caso) lo spreco alimentare con idee e azioni altrettanto mirate. Un caso tutto italiano è quello di Orange Fiber, azienda fondata da due giovani siciliane, Adriana Santocito ed Erica Arena, che produce un tessuto di alta qualità a partire dal sottoprodotto della trasformazione agrumicola. Il pastazzo d’agrumi, ovvero il residuo umido che resta dalla produzione industriale di succo di agrumi, e altri residui considerati sottoprodotto agrumicolo non più utilizzabili, ammontano a oltre 700.000 tonnellate l’anno solo in Italia. Orange Fiber parte da questo prodotto destinato alla discarica per estrarre la cellulosa, filarla e produrre un tessuto da lavorare in purezza o in blend con altri materiali ecosostenibili. Acclamato dai più svariati premi e riconoscimenti, il tessuto di Orange Fiber è ora in piena produzione e vanta collezioni di prestigio sul mercato, tra cui una che porta la firma di Salvatore Ferragamo.

(Credits: Orange Fiber)

Dopo aver brevettato una macchina che facilita la raccolta e la decorticazione degli ananas riducendo così gli sprechi, l’imprenditrice spagnola Carmen Hijosa ha anche pensato a come trasformare le foglie di ananas in una finissima ecopelle. Nasce così Piñatex, tessuto ecosostenibile soffice e flessibile, ma molto resistente, la cui produzione si concentra principalmente nelle Filippine o, più nello specifico, a un passo dalle stesse piantagioni di ananas. Piñatex è uno degli strumenti che Carmen (che nel frattempo ha ottenuto un dottorato di ricerca incentrato sul suo prodotto) continua a sviluppare e promuovere per un futuro più sostenibile in grado di connettere l’ambiente, l’economia e le persone.

(Credits: Piñatex)

In Germania è il latte a diventare una risorsa tessile: QMilk recupera dalla produzione casearia tutto quel latte che non è più adatto al consumo e lo trasforma in una fibra naturale atta alla tessitura. Anche l’azione di QMilk e della fondatrice Anke Domaske parte dalla consapevolezza di un grande problema locale quanto globale: solo in Germania, più di 2 milioni di tonnellate di latte vengono sprecate ogni anno. Oltre ad altre soluzioni di stessa derivazione, come la bioplastica e i cosmetici, i tessuti di QMilk contribuiscono alla salvaguardia dell’ambiente anche grazie a un bassissimo utilizzo di acqua ed energia in fase di produzione.

(Credits: QMilk)

E ancora tanti imprenditori e ricercatori in tutto il mondo, seppur in fase di sperimentazione e start-up, stanno lavorando sulla trasformazione di altro tipo di residui e scarti per incrementare la produzione ecosostenibile della filiera della moda.

Per un futuro più pulito e verde, insomma, basta cominciare dagli armadi. 

Nora Di Cesare
Team Marketing

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