Anti-spreco di design

Progetti di designer da tutto il mondo propongono idee innovative e funzionali per prevenire il food waste o per dargli nuova vita nella filiera.

Di Francesca Mastrovito

Al cuore della missione del design ci sono forma e funzione da studiare, progettare e pensare in misura eguale e bilanciata. Lì dove l’arte concepisce prodotti puramente estetici o concettuali, il design si spinge a trovare quel qualcosa in un oggetto, un mobile, uno spazio o persino una grafica pubblicitaria che sia funzionale e utile -oltre che gradevole alla vista e all’uso dell’utente. Moltissimi grandi progetti di design sono partiti e partono tuttora dall’osservazione del comportamento dell’uomo, le sue abitudini, i movimenti, le reazioni e le interazioni con l’ambiente circostante e con altri umani. Passano poi alla formulazione di domande su come risolvere problemi, agevolare o migliorare determinate funzioni, addirittura crearne delle nuove per aiutare così l’utente nella sua esperienza vitale tramite oggetti, servizi e, in generale, progetti.

Anche lo spreco alimentare è finito sotto la lente del design. Studenti, giovani professionisti e studi celebri hanno analizzato e continuano ad analizzare la problematica da più angolazioni. Indagando sulle fasi della filiera in cui il cibo si trasforma in spreco, le principali analisi si sono soffermate su due momenti ben distinti: il primo si concentra sui comportamenti umani, le esperienze di consumo e i sistemi che possono intervenire nella prevenzione del food waste; il secondo, si concentra sul riuso dello spreco e il suo reinserimento nella filiera con valore aggiunto, trasformandolo in nuovi prodotti perfettamente utilizzabili o addirittura edibili.

credits: Elizabeth Lau -UTS

Nel primo filone si inserisce Elizabeth Lau, studentessa di disegno industriale dell’UTS -University of Technology di Sydney, che attraverso indagini di consumo e panel di ricerca, ha evidenziato il problema della mancanza di apprezzamento o riconoscimento del valore del cibo e dei costi relativi allo spreco. Per questo ha creato un set da tavola per un’esperienza di consumo del pasto più consapevole e immersiva. Da un lato, interviene sulla cattiva abitudine di mangiare in maniera troppo rapida e distratta, disegnando ciotole basculanti che necessitano di essere sostenute con le mani, assieme ad altri utensili che richiedono una maggiore attenzione nell’utilizzo. Dall’altro, affronta il problema del consumo eccessivo semplicemente riducendo l’ampiezza e la profondità dei contenitori.

credits: JihyunDavid Studio

Un’altra proposta arriva da uno studio di design italo-coreano con sede in Olanda, che con il progetto “Save food from the fridge” ha creato oggetti semplici e bellissimi che prendono spunto dal sapere antico e dalle tradizioni della conservazione del cibo. Lontani dalle tecnologie più avanzate e dagli interventi invasivi sugli alimenti, Jihyun Ryou e Davide Artuffo partono dalle tecniche, le preparazioni e ricette di diverse culture tramandate oralmente come rimedio contro l’eccessivo utilizzo di energia nei processi di conservazione.

credits: Alexandra Fruhstorfer

A pensare invece allo spreco nei supermercati è Alexandra Fruhstorfer, designer austriaca, che individua il potenziale e il valore economico di tutta quella frutta e verdura pronta a essere eliminata dagli scaffali per inestetismi o per un’eccessiva maturazione. Alexandra ha immaginato Rejam, un dispositivo da installare direttamente in negozio per trasformare all’istante la frutta destinata al macero in marmellata, perfettamente commestibile e soprattutto vendibile.

credits: Kosuke Araki

Sedie, portalampade, utensili. Questi gli oggetti realizzati a partire dal riciclo di cibo sprecato da diversi designer intorno al mondo. A spingersi ancora più in là e modellare il progetto sul suo vissuto e la sua personale esperienza con il cibo, l’alimentazione e lo spreco, è stato il giapponese Kosuke Araki, che ha trasformato più di 315kg di alimenti da lui acquistati e poi scartati nella routine quotidiana in una linea di piatti. Araki ha sfruttato le proprietà delle diverse tipologie di cibo, nelle diverse fasi di fermentazione e macerazione, per creare da zero un materiale unico, resistente e sostenibile.

I progetti, insomma, non mancano.

E il potenziale di diventare soluzioni concrete, neppure. 

Nora Di Cesare
Team Marketing

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